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    No TAV (2) e l’opinione della gente

    Riducendo all’osso, i problemi in Val di Susa sono i seguenti:

    1. la TAV serve veramente, in maniera significativa, all’Italia?
    2. supponendo di “sì” (se la risposta fosse diversa non occorrerebbe aggiungere altro) ha titolo la comunità locale valsusina di opporsi all’interesse nazionale?

    Parto dal fondo: se si potesse dimostrare in maniera ineccepibile che la TAV serve, porta benessere, non inquina, rende felici gli uomini e più fertili le donne… bene, in questo caso non ho alcun dubbio nell’affermare che la comunità locale non avrebbe alcun titolo per opporsi per interessi evidentemente egoistici (NIMBY non può valere qui come non può valere per qualunque altra opera di cui si dimostri il superiore interesse generale rispetto a quello locale).

    Resta il primo punto. La TAV serve? Serve veramente? Se la risposta fosse un chiaro “Sì” tutti i cittadini italiani lo saprebbero, vedrebbero con trasparenza, e perfino i valsusini farebbero fatica a continuare a insistere di fronte all’evidenza. Il problema è che la complessità della faccenda non rende affatto la materia chiara, semplice, evidente.

    Ogni dibattito che sento in TV fra “esperti” è un dialogo fra sordi che citano, ciascuno, dati incommensurabili, argomenti appartenenti a province di significato diverse, elementi parcellari che aggiungono complessità e non rispondono ai dati dell’antagonista; questo è un fatto usuale nei processi sociali complessi: ci sono tanti elementi, che agiscono in maniera parte indipendente e parte sistemica su piani differenti, e cogliere una sintesi semplice, che dica per esempio: “da 1 a 10 la TAV serve per 8,37” ecco, questo NON è possibile.

    Conclusioni: il dibattito tecnico è destinato ad avvitarsi senza aiutare i cittadini (valsusini inclusi, sia chiaro) a capire “oggettivamente” quale sia la vera convenienza.

    Resta una soluzione generale, che in Italia è piuttosto sconosciuta e che ormai è inapplicabile in Val di Susa: discutere e ascoltare prima; valutare (non solo l’impatto ambientale ma anche quello economico e sociale) prima; coinvolgere le popolazioni locali e quelle nazionali prima. Purtroppo la tradizionale arroganza della politica italiana con conosce questo approccio dialogante e ormai la situazione è incancrenita: non si può più ora andare a discutere coi valsusini incazzati, coi trattati italo-francesi firmati, i cantieri aperti… Non vedo molte soluzioni “tecniche” ma solo “politiche”, e queste saranno  veramente molto difficili.

    Un’idea la propone oggi Adriano Sofri sulla “Repubblica”: una specie di referendum (“una specie” perché occorre aggirare alcuni limiti legislativi e dovrebbe essere solo una sorta di mega-sondaggio popolare) che consenta di capire, sia da parte dei No-TAV sia da parte degli organi di governo, come veramente la pensi la popolazione valsusina al di là delle affermazioni demagogiche; sarebbe un’operazione tardiva e politicamente debole ma, come sottolinea Sofri, avrebbe il merito di scendere di una tacca dalla retorica e di far calmare un po’ gli spiriti, arrivati a un passo dal pericoloso confronto fisico.

    Note

    1. postato da bezzicante
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