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Il Tumblr di Claudio Bezzi
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    Salviamo il Movimento

    Mai stato tenero con Grillo e col Movimento. Mai. Ma occorre fare una riflessione più distaccata quando assistiamo allo sfaldamento sempre più impetuoso del M5S, con tutta evidenza destinato a una sorta di morte per inedia. Inutile, ininfluente, capace solo di gesti eclatanti di stampo goliardico, senza un collante ideologico e tenuto insieme solo da una generica voglia di onestà (sentimento nobilissimo), non può avere un futuro semplicemente perché non è un gruppo, ma un insieme eterogeneo di individui, ciascuno con propri valori, obiettivi, idee, tenuti assieme dalla coppia Grillo-Casaleggio. Non possono andare da nessuna parte. Però…

    Però quelle pulsioni di onestà, quella voglia di cambiamento, quel desiderio (per quanto ingenuo) di eguaglianza, sono valori importanti e molto condivisi anche da non grillini (una cosa, questa, che loro non vogliono capire), e il fatto che in tutti i sondaggi, dopo due anni di fuffa, continuino a ottenere un 19-20% di preferenze, è assolutamente significativo; cosa ne vogliamo fare di questo buon quinto di elettorato? Ma soprattutto: cosa ne vogliamo fare di quel desiderio di cambiamento, pulizia e onestà?

    La provocazione del sindaco pentastellato di Comacchio, oggi cacciato da Grillo, che scrive “Basta deriva fascista, Grillo sei espulso dal Movimento”, rappresenta in sintesi l’unica strada che aiuterebbe il Movimento e l’Italia: un Movimento senza padroni, senza le intemperanze di Grillo, senza l’evidente “deriva fascista”, che diventi partito, si organizzi, formi una classe dirigente degna e porti avanti la sua battaglia. Ma purtroppo non si può. Nel M5S non ci sono congressi che possano eleggere un Segretario o farlo decadere; il M5S è di proprietà di Grillo e sodali, e Grillo, in quanto padrone, fa ciò che vuole. E questo costituirà la fine del Movimento, il suo esperimento politico, e l’azione di pungolo che, sia pure in maniera spesso discutibile, ha saputo dare.

    (17 Ottobre 2014)

    Il melting pot schizofrenico che tiene insieme il Movimento

    Stando alla stampa di regime (tutta, escluso forse il Falso Quotidiano) e ai blog asserviti (tutti, escluso il Sacro Blog e i suoi cloni), al Circo Massimo dov’è ancora in corso la festa del Mo-Vi-Mento c’è di tutto, come di tutto c’è sempre stato fra i grillini (QUI la cronaca di un pennivendolo a caso): quelli che “Grillo decide” e quelli che chiedono più trasparenza; quelli di Pizzarotti e quelli contro; quelli che “l’Ebola è un pericolo serissimo” e quelli che “l’Ebola è un’invenzione delle case farmaceutiche”; quelli internazionalisti e quelli che “basta immigrati”. È sempre stato così. Il Movimento raccoglie tutta la paccottiglia alternativa, antagonista, complottista, fancazzista che non cerca ideologie o, quanto meno, idee-guida forti, ma semplicemente una rappresentanza generica, una ribalta, una legittimazione. Poi ci pensa Grillo a fare una sintesi che, conseguentemente, è generica, trasversale, demagogica: no all’Euro, reddito di cittadinanza, via i disonesti e poco di più. Parole d’ordine facili e qualunquiste mai argomentate nelle modalità e conseguenze, come dicevo ieri, ma va bene lo stesso, troppe spiegazioni confonderebbero e, specialmente, rischierebbero di far pensare e dividere.

    E quindi avanti, con lo zoccolo duro di un 20% di potenziali elettori che di sondaggio in sondaggio vengono più o meno confermati. Un 20% che raccoglie gli scontenti disinformati, gli impolitici della protesta, gli indignati dalle sfighe del mondo.

    (12 Ottobre 2014)

    Renzi, il renzismo, le riforme e la politica del governo: facciamo il punto: http://ilsaltodirodi.com/2014/10/12/le-mappe-di-hic-rhodus-07-si-e-aperto-il-ventennio-renziano/

    (12 Ottobre 2014)

    Pippo

    Giuseppe Civati detto Pippo è il personaggio-simbolo di questa stagione politica. Rappresenta, assai più di Renzi, il modello di superfetazione dell’ego, di edonismo esasperato, di sopravvalutazione di sé che questa generazione, figlia inconsapevole di Drive In e del Grande Fratello, consegna all’arena politica. La sua vita è sempre stata di una coerenza cristallina (indubbiamente un grande merito); sin da quando è entrato in politica nel 1995 Civati è sempre stato, con coerenza e convinzione, un civatiano. Assolutamente consapevole dei propri meriti, qualità, potenzialità e della sua assoluta necessità per i destini dell’Italia, Civati è stato un renziano della prima ora promuovendo la prima Leopolda del 2010 per prenderne quasi subito le distanze. Fondatore di correnti e movimenti (“Andiamo oltre”; “Prossima Italia”), oppositore per vocazione (non votò la fiducia a Letta; vota “contro ogni cosa” –cit. – per una legge fisica universale), Civati non si è mai ripreso dallo smacco delle primarie dove arrivò terzo col 14% dei voti, segno evidentissimo della stupidità del popolo italiano che non vede più in là del suo naso. Civati, campione di intelligenza politica della nouvelle vague della sinistra italiana, è purtroppo afflitto da questa tremenda condanna: dentro al PD non conta nulla, ma se ne uscisse conterebbe meno. Ah! Destino ingrato!

    (8 Ottobre 2014)

    Il cesarismo renziano nell’epoca della crisi di rappresentanza:

    http://ilsaltodirodi.com/2014/10/06/il-cesarismo-renziano-allepoca-della-crisi-di-rappresentanza/

    (6 Ottobre 2014)

    La resa dei conti / Gran finale

    Puntate precedenti:

    La Direzione del PD di ieri ha consumato, come in una tragedia greca, la grande nemesi degli sconfitti. L’inutile Civati, il rancoroso Bersani, lo sprezzante D’Alema e il depresso Fassina hanno detto tutto quello che potevano dire, e in particolare Bersani e D’Alema hanno chiarito che c’è una linea rossa (di sangue) fra loro e il segretario. Alla conta valgono il 15% della Direzione nazionale ma il problema, com’è noto, sarà in Senato dove gli anti-renziani sono in numero consistente.

    Chi ha seguito il dibattito avrà notato le passioni contrapposte, le argomentazioni anche profonde da entrambi gli schieramenti (tranne che da Bersani e D’Alema: da loro nessuna argomentazione ma solo rabbia e veleno); ciò testimonia la contrapposizione di due visioni della politica: quella social-comunista di una parte consistente della minoranza più rumorosa contro quella liberalsocialista di Renzi. E aggiungerei una contrapposizione di pragmatica politica: quella della continuità concertativa e del perdurare della spesa pubblica della minoranza, e quella dell’autonomia della politica e del riformismo liberale di Renzi (uso il termine “liberale” in senso anglosassone e senza riferimenti al finto liberalismo della destra italiana).

    Non c’è possibilità di recupero. Le parole di Bersani e D’Alema non consentono né recuperi né mediazioni. Loro stanno di là, Renzi sta di qua. Un unico partito per tutti ormai è troppo stretto.

    (30 Settembre 2014)

    Un’analisi semplice e lineare sul fallimento del M5S.

    (28 Settembre 2014)

    Il migliore articolo per capire il Jobs Act e la lotta furibonda attorno all’art. 18 lo trovate su HIC RHODUS: http://ilsaltodirodi.com/2014/09/26/l-articolo-18-un-falso-problema-e-un-autentico-campo-di-battaglia/

    (26 Settembre 2014)

    Monade pentastellata (di Sebastiano Messina)

    (24 Settembre 2014)

    La resa dei conti / 2

    Aggiornamento del post precedente.

    Bene bene; la disposizione delle forze in campo è sostanzialmente completata; stanno con Renzi (e quindi sue riforme, in particolare Job Act e riforma Statuto dei Lavoratori):

    Sono contrari alla riforma e ostili a Renzi:

    • le minoranze del PD sconfitte dal congresso (Civati, Cuperlo, Bersani, D’Alema, Fassina, Damiano…);
    • SEL;
    • CGIL.

    Una semplificazione che non aiuterebbe a capire quel che accade potrebbe ridurre tutto a destra contro sinistra; un Renzi di destra che avrebbe portato il partito a destra (come? perché? tutti stupidi e senza cervello gli elettori di quel partito?), con la benedizione di un  Presidente della Repubblica a sua volta convertito alla destra, contro una pattuglia di fedeli agli ideali della sinistra, artefici delle magnifiche sorti e progressive che soli contro tutti difendono la Fort Alamo degli ultimi diritti… In questo quadro, ovviamente, Cisl e Uil sono sindacati fantoccio, meri strumenti in mano ai padroni, e tutti gli iscritti a questi sindacati degli idioti manovrati.

    Concedetevi una riflessione sul fatto che non si possa ridurre la complessità di quanto sta avvenendo a questa sciocca semplificazione.

    (23 Settembre 2014)

    Renzi rilancia e si rivolge direttamente alla sua base.

    Noi siamo qui per cambiare l’Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova.

    (20 Settembre 2014)

    La resa dei conti

    Lo scontro in Italia non è più fra socialdemocrazia e (presunto) liberalismo ma fra trasversale innovazione e trasversale conservazione. Fino a poco tempo fa combattevamo il berlusconismo liberista e grassatore, volgare ed eversore, pensando di contrapporre un modello sociale ed economico di progresso e sviluppo ad uno di stagnazione parassitaria. Uscito di scena Berlusconi (perché è definitivamente uscito di scena, non fatevi ingannare da quella controfigura che appare in TV e sigla patti con Renzi…), sostituito dal fasciogrillismo inutile e sterile, ed entrato prepotentemente sul palco, rubando la scena a tutti, l’ipercinetico Renzi, tutti i vecchi giochi sono venuti meno. Le regole sono state sparigliate; gli orizzonti ribaltati; le parole d’ordine vanificate. In tutti gli schieramenti siamo alla resa dei conti: i pruriti riformatori stanno trovando nuove strade e rappresentanze, mentre le lobby conservatrici riuniscono le loro armate, o quel che ne resta, attorno a figure di grande e indiscusso prestigio e capacità e competenza come D’Alema o Brunetta. I sindacati sono indecisi se proclamare scioperi necessari alla loro visione del mondo e probabilmente deludenti negli esiti. I parlamentari se ne infischiano delle regole di partito e nessuno obbedisce più a nessuno.

    Il Grande Casino è iniziato.

    (19 Settembre 2014)

    DIssidenti, malpancisti, minoranze in cerca di visibilità portano ulteriori valide ragioni alle liste elettorali decise dalle segreterie!

    (18 Settembre 2014)

    Fassina perde il pelo ma non il vizio

    L’attesissimo parere di Fassina sul Job Act di Renzi è apparso tempestivamente sull’Huffington Post di oggi con un testo evidentemente in gran parte preparato prima (oppure Fassina è un drago con capacità di scrittura à la Dumas…).

    Nel merito i suoi argomenti sono ideologici e contraddittori: decenni di politiche sociali concertate, di spesa pubblica a tutela dei lavoratori e di ragionamenti “di sinistra” (auspicati da Fassina) hanno portato alla condizione disastrosa da lui descritta, mentre i cattivi americani da lui citati hanno superato in un anno la crisi e in pochi di più hanno riguadagnato i livelli occupazionali pregressi, malgrado il loro malefico liberismo…

    Quello che mi colpisce, comunque, è il richiamo al pensiero “di sinistra”. Sin dal titolo, e poi nel suo post, Fassina non propone argomenti “giusti” (per lui) bensì “di sinistra”. Fassina vuole adattare il mondo alle idee della sinistra, ai valori della sinistra, al linguaggio della sinistra (per come da lui concepita) a prescindere dalla loro attualità e validità. Non ho trovato recentemente esempio più plastico di ciò che si chiama ideologia. Fassina è accecato dall’ideologia; per lui le cose devono andare in un certo modo “perché di sinistra”…

    Fassina e i suoi colleghi della sinistra PD dovrebbero fare una scelta di coerenza e abbandonare il partito; si uniscano a Vendola, Ingroia e ai molti onorevolissimi e - senza sarcasmo - necessari ideologi delle magnifiche sorti, e progressive, che alle elezioni politiche prendono solitamente un buon 2-3% di voti.

    (17 Settembre 2014)

    Il renzismo è una realtà consolidata che durerà a lungo. Leggere questo sondaggioper quel che valgono – fornisce un’idea chiara di quel che pensano gli italiani: preoccupati di tutto, in piena crisi e non sempre entusiasti delle riforme di Renzi, ma il leader non si tocca! Come avevo scritto due mesi fa prepariamoci al ventennio renziano; un po’ per scelta, molto per mancanza di qualunque alternativa credibile, con buona pace di Grillo e delle minoranze interne al PD.

    (7 Settembre 2014)

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