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    La resa dei conti / Gran finale

    Puntate precedenti:

    La Direzione del PD di ieri ha consumato, come in una tragedia greca, la grande nemesi degli sconfitti. L’inutile Civati, il rancoroso Bersani, lo sprezzante D’Alema e il depresso Fassina hanno detto tutto quello che potevano dire, e in particolare Bersani e D’Alema hanno chiarito che c’è una linea rossa (di sangue) fra loro e il segretario. Alla conta valgono il 15% della Direzione nazionale ma il problema, com’è noto, sarà in Senato dove gli anti-renziani sono in numero consistente.

    Chi ha seguito il dibattito avrà notato le passioni contrapposte, le argomentazioni anche profonde da entrambi gli schieramenti (tranne che da Bersani e D’Alema: da loro nessuna argomentazione ma solo rabbia e veleno); ciò testimonia la contrapposizione di due visioni della politica: quella social-comunista di una parte consistente della minoranza più rumorosa contro quella liberalsocialista di Renzi. E aggiungerei una contrapposizione di pragmatica politica: quella della continuità concertativa e del perdurare della spesa pubblica della minoranza, e quella dell’autonomia della politica e del riformismo liberale di Renzi (uso il termine “liberale” in senso anglosassone e senza riferimenti al finto liberalismo della destra italiana).

    Non c’è possibilità di recupero. Le parole di Bersani e D’Alema non consentono né recuperi né mediazioni. Loro stanno di là, Renzi sta di qua. Un unico partito per tutti ormai è troppo stretto.

    (30 Settembre 2014)

    Un’analisi semplice e lineare sul fallimento del M5S.

    (28 Settembre 2014)

    Il migliore articolo per capire il Jobs Act e la lotta furibonda attorno all’art. 18 lo trovate su HIC RHODUS: http://ilsaltodirodi.com/2014/09/26/l-articolo-18-un-falso-problema-e-un-autentico-campo-di-battaglia/

    (26 Settembre 2014)

    Monade pentastellata (di Sebastiano Messina)

    (24 Settembre 2014)

    La resa dei conti / 2

    Aggiornamento del post precedente.

    Bene bene; la disposizione delle forze in campo è sostanzialmente completata; stanno con Renzi (e quindi sue riforme, in particolare Job Act e riforma Statuto dei Lavoratori):

    Sono contrari alla riforma e ostili a Renzi:

    • le minoranze del PD sconfitte dal congresso (Civati, Cuperlo, Bersani, D’Alema, Fassina, Damiano…);
    • SEL;
    • CGIL.

    Una semplificazione che non aiuterebbe a capire quel che accade potrebbe ridurre tutto a destra contro sinistra; un Renzi di destra che avrebbe portato il partito a destra (come? perché? tutti stupidi e senza cervello gli elettori di quel partito?), con la benedizione di un  Presidente della Repubblica a sua volta convertito alla destra, contro una pattuglia di fedeli agli ideali della sinistra, artefici delle magnifiche sorti e progressive che soli contro tutti difendono la Fort Alamo degli ultimi diritti… In questo quadro, ovviamente, Cisl e Uil sono sindacati fantoccio, meri strumenti in mano ai padroni, e tutti gli iscritti a questi sindacati degli idioti manovrati.

    Concedetevi una riflessione sul fatto che non si possa ridurre la complessità di quanto sta avvenendo a questa sciocca semplificazione.

    (23 Settembre 2014)

    Renzi rilancia e si rivolge direttamente alla sua base.

    Noi siamo qui per cambiare l’Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova.

    (20 Settembre 2014)

    La resa dei conti

    Lo scontro in Italia non è più fra socialdemocrazia e (presunto) liberalismo ma fra trasversale innovazione e trasversale conservazione. Fino a poco tempo fa combattevamo il berlusconismo liberista e grassatore, volgare ed eversore, pensando di contrapporre un modello sociale ed economico di progresso e sviluppo ad uno di stagnazione parassitaria. Uscito di scena Berlusconi (perché è definitivamente uscito di scena, non fatevi ingannare da quella controfigura che appare in TV e sigla patti con Renzi…), sostituito dal fasciogrillismo inutile e sterile, ed entrato prepotentemente sul palco, rubando la scena a tutti, l’ipercinetico Renzi, tutti i vecchi giochi sono venuti meno. Le regole sono state sparigliate; gli orizzonti ribaltati; le parole d’ordine vanificate. In tutti gli schieramenti siamo alla resa dei conti: i pruriti riformatori stanno trovando nuove strade e rappresentanze, mentre le lobby conservatrici riuniscono le loro armate, o quel che ne resta, attorno a figure di grande e indiscusso prestigio e capacità e competenza come D’Alema o Brunetta. I sindacati sono indecisi se proclamare scioperi necessari alla loro visione del mondo e probabilmente deludenti negli esiti. I parlamentari se ne infischiano delle regole di partito e nessuno obbedisce più a nessuno.

    Il Grande Casino è iniziato.

    (19 Settembre 2014)

    DIssidenti, malpancisti, minoranze in cerca di visibilità portano ulteriori valide ragioni alle liste elettorali decise dalle segreterie!

    (18 Settembre 2014)

    Fassina perde il pelo ma non il vizio

    L’attesissimo parere di Fassina sul Job Act di Renzi è apparso tempestivamente sull’Huffington Post di oggi con un testo evidentemente in gran parte preparato prima (oppure Fassina è un drago con capacità di scrittura à la Dumas…).

    Nel merito i suoi argomenti sono ideologici e contraddittori: decenni di politiche sociali concertate, di spesa pubblica a tutela dei lavoratori e di ragionamenti “di sinistra” (auspicati da Fassina) hanno portato alla condizione disastrosa da lui descritta, mentre i cattivi americani da lui citati hanno superato in un anno la crisi e in pochi di più hanno riguadagnato i livelli occupazionali pregressi, malgrado il loro malefico liberismo…

    Quello che mi colpisce, comunque, è il richiamo al pensiero “di sinistra”. Sin dal titolo, e poi nel suo post, Fassina non propone argomenti “giusti” (per lui) bensì “di sinistra”. Fassina vuole adattare il mondo alle idee della sinistra, ai valori della sinistra, al linguaggio della sinistra (per come da lui concepita) a prescindere dalla loro attualità e validità. Non ho trovato recentemente esempio più plastico di ciò che si chiama ideologia. Fassina è accecato dall’ideologia; per lui le cose devono andare in un certo modo “perché di sinistra”…

    Fassina e i suoi colleghi della sinistra PD dovrebbero fare una scelta di coerenza e abbandonare il partito; si uniscano a Vendola, Ingroia e ai molti onorevolissimi e - senza sarcasmo - necessari ideologi delle magnifiche sorti, e progressive, che alle elezioni politiche prendono solitamente un buon 2-3% di voti.

    (17 Settembre 2014)

    Il renzismo è una realtà consolidata che durerà a lungo. Leggere questo sondaggioper quel che valgono – fornisce un’idea chiara di quel che pensano gli italiani: preoccupati di tutto, in piena crisi e non sempre entusiasti delle riforme di Renzi, ma il leader non si tocca! Come avevo scritto due mesi fa prepariamoci al ventennio renziano; un po’ per scelta, molto per mancanza di qualunque alternativa credibile, con buona pace di Grillo e delle minoranze interne al PD.

    (7 Settembre 2014)

    Importante e impietosa critica a Renzi da una (quasi) sempre lucida Lucia Annunziata. Renzi: basta effetti speciali, ora devi fare qualcosa e, specialmente, qualcosa di rilevante!

    (1 Settembre 2014)

    Perché Mogherini alla guida della diplomazia europea

    Il dibattito sulla Mogherini mi pare gravemente deficitario e ridotto a slogan. Come se uno sciocco Renzi, anziché puntare a un Commissario europeo “di peso” si accontentasse di una posizione di secondo piano (l’Alto rappresentante per gli affari esteri non è un Commissario europeo; è un po’ come un ministro senza portafoglio). Riduttive anche le letture interamente in chiave interna, come una sorta di vendetta contro Letta, come se per Renzi non fosse enormemente più importante, oggi, un successo affermativo e positivo piuttosto che un’oscura manovra di partito.

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    …il disastro iniziò agli inizi degli anni ‘90…

    http://ilsaltodirodi.com/2014/08/18/quel-magico-decennio-25-anni-fa-quando-tutto-inizio-ad-andare-a-rotoli-1/

    (18 Agosto 2014)

    (14 Agosto 2014)

    In questi giorni assisto a uno strano fenomeno: da una parte ci sono i parlamentari dell’opposizione che sono convinti di interpretare con il loro ostruzionismo e con urla e trovate scenografiche un malessere sociale e una contrarietà diffusa alla riforma del Senato; dall’altra una maggioranza di cittadini che sembra invece riconoscere in questo spettacolo la più chiara conferma di un Parlamento che non funziona.
    Strano ribaltamento dei piani, figlio di anni di campagne indignate verso una politica incapace di dare risposte al Paese. Le opposizioni, a partire dai grillini, forse dovrebbero rendersi conto che oggi la vera rivoluzione sarebbe far funzionare le cose, cambiare le leggi (in questo caso trattare per migliorare le riforme) e riuscire a fare la differenza nella vita delle persone. Le urla in Parlamento non sono una novità, ma uno spettacolo abituale e stantio.

    Mario Calabresi (La Stampa)

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