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    Fassina perde il pelo ma non il vizio

    L’attesissimo parere di Fassina sul Job Act di Renzi è apparso tempestivamente sull’Huffington Post di oggi con un testo evidentemente in gran parte preparato prima (oppure Fassina è un drago con capacità di scrittura à la Dumas…).

    Nel merito i suoi argomenti sono ideologici e contraddittori: decenni di politiche sociali concertate, di spesa pubblica a tutela dei lavoratori e di ragionamenti “di sinistra” (auspicati da Fassina) hanno portato alla condizione disastrosa da lui descritta, mentre i cattivi americani da lui citati hanno superato in un anno la crisi e in pochi di più hanno riguadagnato i livelli occupazionali pregressi, malgrado il loro malefico liberismo…

    Quello che mi colpisce, comunque, è il richiamo al pensiero “di sinistra”. Sin dal titolo, e poi nel suo post, Fassina non propone argomenti “giusti” (per lui) bensì “di sinistra”. Fassina vuole adattare il mondo alle idee della sinistra, ai valori della sinistra, al linguaggio della sinistra (per come da lui concepita) a prescindere dalla loro attualità e validità. Non ho trovato recentemente esempio più plastico di ciò che si chiama ideologia. Fassina è accecato dall’ideologia; per lui le cose devono andare in un certo modo “perché di sinistra”…

    Fassina e i suoi colleghi della sinistra PD dovrebbero fare una scelta di coerenza e abbandonare il partito; si uniscano a Vendola, Ingroia e ai molti onorevolissimi e - senza sarcasmo - necessari ideologi delle magnifiche sorti, e progressive, che alle elezioni politiche prendono solitamente un buon 2-3% di voti.

    (17 Settembre 2014)

    Il renzismo è una realtà consolidata che durerà a lungo. Leggere questo sondaggioper quel che valgono – fornisce un’idea chiara di quel che pensano gli italiani: preoccupati di tutto, in piena crisi e non sempre entusiasti delle riforme di Renzi, ma il leader non si tocca! Come avevo scritto due mesi fa prepariamoci al ventennio renziano; un po’ per scelta, molto per mancanza di qualunque alternativa credibile, con buona pace di Grillo e delle minoranze interne al PD.

    (7 Settembre 2014)

    Importante e impietosa critica a Renzi da una (quasi) sempre lucida Lucia Annunziata. Renzi: basta effetti speciali, ora devi fare qualcosa e, specialmente, qualcosa di rilevante!

    (1 Settembre 2014)

    Perché Mogherini alla guida della diplomazia europea

    Il dibattito sulla Mogherini mi pare gravemente deficitario e ridotto a slogan. Come se uno sciocco Renzi, anziché puntare a un Commissario europeo “di peso” si accontentasse di una posizione di secondo piano (l’Alto rappresentante per gli affari esteri non è un Commissario europeo; è un po’ come un ministro senza portafoglio). Riduttive anche le letture interamente in chiave interna, come una sorta di vendetta contro Letta, come se per Renzi non fosse enormemente più importante, oggi, un successo affermativo e positivo piuttosto che un’oscura manovra di partito.

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    …il disastro iniziò agli inizi degli anni ‘90…

    http://ilsaltodirodi.com/2014/08/18/quel-magico-decennio-25-anni-fa-quando-tutto-inizio-ad-andare-a-rotoli-1/

    (18 Agosto 2014)

    (14 Agosto 2014)

    In questi giorni assisto a uno strano fenomeno: da una parte ci sono i parlamentari dell’opposizione che sono convinti di interpretare con il loro ostruzionismo e con urla e trovate scenografiche un malessere sociale e una contrarietà diffusa alla riforma del Senato; dall’altra una maggioranza di cittadini che sembra invece riconoscere in questo spettacolo la più chiara conferma di un Parlamento che non funziona.
    Strano ribaltamento dei piani, figlio di anni di campagne indignate verso una politica incapace di dare risposte al Paese. Le opposizioni, a partire dai grillini, forse dovrebbero rendersi conto che oggi la vera rivoluzione sarebbe far funzionare le cose, cambiare le leggi (in questo caso trattare per migliorare le riforme) e riuscire a fare la differenza nella vita delle persone. Le urla in Parlamento non sono una novità, ma uno spettacolo abituale e stantio.

    Mario Calabresi (La Stampa)

    Perché occorre evitare le preferenze, battaglia di retroguardia e ipocrita. Un articolo di Angelo Panebianco.

    (3 Agosto 2014)

    L’ignobile gazzarra e la paura del movimento

    Seguito il “dibattito” al Senato? Le urla, le invettive, le isterie, le aggressioni, le sospensioni, i vaffanculo, i cartelli esibiti, i cori, gli aventini, le capigruppo, le denunce, i fischietti. Io credo che pochissimi poveri coscritti del giornalismo abbiano seguito tutto, mentre i più – immagino – hanno capito la semplice sostanza che è poi questa:

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    Cosa c’è dietro la bagarre del voto al Senato

    Minoranze indignate marciano al Quirinale per denunciare l’ultimo affronto: la maggioranza ha deciso di applicare la ghigliottina per evitare di discutere OTTOMILA emendamenti alla legge di riforma del Senato; breve sommario:

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    Probabilità e Imprevisti, il Monopoli dei 5 Stelle

    Ogni giorno Grillo e Casaleggio pescano una carta, Probabilità o Imprevisti, e dettano la linea politica del giorno.

    Renzie ebetino piduista caccamerda!

    Ecco i 10 punti, discutiamone.

    Vaffanculo, mai coi piddini attentatori della democrazia!

    Ecco 6 punti, discutiamone.

    C’è un golpe, un complotto, le scie kimici e Bilderberg che manovrano Napolitano!

    Siamo disponibili a discutere anche del titolo V°.

    Viva Di Maio megafono del Movimento.

    Abbasso Di Maio, non ci rappresenta!

    MASSIMA DIFFUSIONE!!!111!1!

    (21 Luglio 2014)

    Volete solo eletti? Votate Fiorito!

    Premesso che non mi importa un fico secco e mi sembra un falso problema, come ho scritto più volte, segnalo che la stupidata del Senato eletto che – pare – vogliono tre italiani su quattro è un tipico e deprimente esempio dell’umoralità ignorante di gran parte dei cittadini italiani che dimenticano di avere massicciamente votato in un referendum (1991) contro le preferenze, e di avere sopportato, grazie alle preferenze, gli scandali di amministratori ladri capaci di manipolare e concentrare le preferenze nei loro territori, di agire comodamente il voto di scambio, di intessere rapporti con la mafia e via discorrendo. Adesso invece va di moda dire che “il popolo” vuole partecipare (ma quando mai?), vuole votare (ma dove?) ed eleggere i propri rappresentanti, ignorando ovviamente che il Senato che si sta faticosamente cercando di modificare sarà un piccolo luogo di decisioni federali dove i consiglieri regionali (di già eletti) potrebbero benissimo fare il lavoro che devono fare. La democrazia non aumenta perché si vota, ma perché si sa scegliere, e si sa scegliere se si capisce, se ci si informa, se si controlla dal basso.

    (20 Luglio 2014)

    La sceneggiata del dialogo M5S-PD

    La confusa e annaspante strategia del M5S nel confronto col PD mostra come i movimenti verticisti, assemblearisti e populisti non possono funzionare. Non possono, indipendentemente dalla buona volontà dei loro protagonisti. Oggi apprendiamo che la delegazione che ha incontrato il PD, poi ha cercato il secondo incontro sulla base dei dieci punti e ha protestato perché il PD non ha partecipato, ebbene quella delegazione è stata aspramente contestata dai deputati grillini che sembrano soffrire la leadership di Di Maio. Perché mai proprio lui? Chi avrebbe deciso la linea?

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    La strategia di Renzi

    Ha fatto bene? Ha fatto male Renzi a snobbare il M5S che aveva fatte grandi aperture? Ha fatto bene o male Renzi a schiacciare pesantemente la resistenza interna? Facile a dirsi: se vincerà avrà fatto benissimo e durerà altri vent’anni, se perderà crollerà ignominiosamente. E poiché i margini della sconfitta sono più ampi (è sconfitta se non fa le riforme, se ne fa la metà, se le fa parziali e pasticciate…) il rischio è grandissimo. Renzi lo sa benissimo, guai a prenderlo per sconsiderato e avventurista. Ha fatto le sue scelte, sa che grande parte dell’opinione pubblica lo appoggia, vede la debolezza del M5S, capisce che la fronda interna al PD non ha futuro, comprende che Berlusconi ha una forza parlamentare utile ora ma non potrebbe impensierirlo elettoralmente e quindi fa il suo affondo. Un colpo secco e implacabile. Come tutti i duelli feroci durerà poco, e vedremo presto se avrà avuta ragione.

    (7 Luglio 2014)

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    Ecco i  40 senatori contro Renzi.

    Il grande complotto per far stravincere Renzi

    C’è un grande complotto politico trasversale per fare stravincere Renzi. Ne fanno parte Grillo (che potrebbe esserne addirittura il regista), Bertinotti (l’ideologo), Bersani (lo sconfitto rancoroso) e una truppa mista di Casson, Chiti, Mineo e altri lucidi pensatori del PD assieme a Brunetta, Minzolini e altre stentoree genialità di Forza Italia. L’appoggio di Camusso è già stato accolto incondizionatamente.

    Tutti lavorano compatti per rovesciare il governo, andare il prima possibile alle elezioni e incoronare Re Assoluto Renzi I, il grande riformatore che non ha potuto lavorare, che è stato fermato da forze conservatrici, che è stato tradito da chi - nel PD - ha perso ma non ha saputo perdere. Così Renzi, con l’80% dei voti che gli italiani esasperati gli consegnerebbero, potrà finalmente traghettarci verso il sol dell’avvenire.

    Parlano di nobili ragioni e invocano nobili principi di libertà di espressione, ma sono solo ottusi residui della deprimente Seconda Repubblica.

    (6 Luglio 2014)

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